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Maurizio Gusso, “Storia. Venti racconti italiani del Novecento” (2007)

Stampa questo articolo | set 12th, 2010 | By Gioconda Rainero | Category: Fonti e percorsi tematici

Maurizio Gusso, Storia. Venti racconti italiani del Novecento (2007)

Versione ampliata di Maurizio Gusso, Racconti italiani del Novecento, in Vincenzo Campo (a cura di), La biblioteca del racconto, Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, 2006, pp. 82-105

Breve premessa metodologica e criteri di scelta dei dieci racconti

Il mio osservatorio è quello di un ex insegnante di italiano e storia della secondaria superiore che si occupa tuttora di formazione degli insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado, al confine fra le discipline geostorico-sociali, linguistico-comunicative e artistico-letterarie e l’educazione interculturale e alla cittadinanza democratica.

Come insegnante e come formatore, ho praticato da anni un approccio didattico interdisciplinare alle opere d’arte e in particolare ai testi letterari come specchi, come testi e come fonti:
- come ‘specchi’ su cui insegnanti e studenti proiettano i loro ‘orizzonti di attesa’, le loro domande di senso, esistenziali e soggettive (campo dell’educazione alla ricezione e alla comunicazione/espressione, in cui si chiede di provare a fruire attentamente del prodotto artistico e a comunicare le impressioni di ricezione nel modo a un tempo più personale e più efficace comunicativamente);
- come testi inscritti in una pluralità di codici specifici, da decodificare attentamente (campo dell’educazione linguistica ed estetica);
- come fonti storiche (campo della formazione storica) e in particolare come fonti per la storia dell’immaginario e/o delle mentalità collettive e/o delle idee e/o dei modelli culturali e per la storia delle forme (arti, generi, modalità e convenzioni rappresentative ecc.), senza trascurare, peraltro, gli altri due piani della contestualizzazione storica: quello della contestualizzazione biografica (individuazione di alcuni nessi fondamentali fra le opere d’arte e i loro autori, a partire dalle loro biografie) e quello dello scioglimento dei riferimenti alla storia ambientale, della cultura materiale, socioeconomica e politica contenuti nel testo/fonte.
Si tratta di un approccio ispirato non al ‘realismo ingenuo’ della ‘teoria del riflesso’ (l’arte come riproduzione fedele del reale, come imitazione, esclusiva o quasi, della natura o della società), né al ‘formalismo’ o ‘convenzionalismo assoluto’ (l’arte come imitazione, esclusiva o quasi, dell’arte), ma a forme di ‘convenzionalismo relativo’ o ‘realismo smaliziato’, riconducibili alla teoria dell’arte come ‘rappresentazione’ / interpretazione polisemica di aspetti di realtà, in tensione vitale sia con la natura, sia con la società, sia con le eredità artistiche e culturali.

Con quali criteri ho selezionato (a fatica) i dieci racconti analizzati in M.Gusso, Racconti italiani del Novecento (in La biblioteca del racconto, a c. di Vincenzo Campo, Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, 2006, pp. 82-105)?

I primi quattro criteri sono quelli di una delimitazione del campo in base a convenzioni in parte storiografiche, in parte letterarie, in parte di ordine pratico, ossia dettate dall’esigenza di delimitare un ambito di ricerca altrimenti troppo vasto.
Il primo criterio, un po’ storiografico e un po’ di comodo, è stato quello di adottare la periodizzazione del Novecento come “secolo breve” (fra la prima guerra mondiale e la dissoluzione dell’Urss), proposto dallo storico inglese Eric J.Hobsbawm nel suo libro del 1994 Age of Extremes. The Short Twentieth Century 1914-1991 (tr. it. di Brunello Lotti: Il Secolo breve, Rizzoli, Milano, 1995), non tanto perché la consideri la miglior periodizzazione storiografica del secolo, quanto piuttosto perché adottare una delle periodizzazioni storiografiche del Novecento come ‘secolo lungo’ o anche solo la convenzione cronologica del secolo (1901-2000) mi avrebbe costretto a una selezione ancor più dolorosa e insostenibile; ho scelto, quindi, racconti ambientati nel periodo 1914-1991 e in genere, tranne che nel caso del decimo racconto, pubblicati nello stesso arco di tempo e non troppo tempo dopo le loro ambientazioni temporali, eccettuati i casi del quarto e del decimo racconto.
Il secondo è stato quello del rispetto per il convenzionamento più diffuso, anche se discutibile e problematico, del sottogenere letterario “racconto”: si sa, per esempio, che i confini non solo fra “memorialistica”, “saggistica” e “giornalismo”, da una parte, e “narrativa”, dall’altra, ma anche fra “racconto lungo” e “romanzo breve” sono alquanto relativi; tuttavia, mi sono attenuto, in primo luogo, ai termini usati dagli autori e, in secondo luogo, alla convenzione per cui un testo narrativo di più di un centinaio di pagine può essere considerato più un romanzo breve che un racconto lungo, anche se tener fede a questo criterio mi è costata l’esclusione di testi storicamente e letterariamente molto significativi, come, per esempio, il romanzo breve La speculazione edilizia di Italo Calvino. Non ho adottato, invece, una distinzione fra “racconto” e “novella” che rinvia a convenzioni diverse, contrastanti e a volte molto discutibili; ho preferito usare il termine “racconto”, limitandomi a segnalare soltanto quando si tratta di racconti brevi.
Il terzo, in gran parte di ordine pratico, è stato quello di limitarmi a racconti (reperibili nel mercato librario e/o nelle biblioteche pubbliche) in lingua italiana di scrittori di nazionalità italiana; avendo a disposizione più titoli, avrei inserito anche racconti dell’area italofona non italiani, oppure della cosiddetta “Narrativa nascente” della recente immigrazione straniera, oppure racconti in altre lingue rappresentanti aspetti della storia italiana.
Il quarto, in gran parte di ordine pratico, è stato quello di limitarmi a racconti ambientati in Italia, con la parziale eccezione del quarto racconto (ambientato in parte ad Auschwitz – Monowitz e in parte in Piemonte) e del quinto (ambientato in parte in Svizzera e in parte in Calabria).
Un quinto criterio, a carattere storiografico e formativo, è stato quello di privilegiare racconti che rappresentassero alcune delle grandi ‘rilevanze storiche, storiografiche e formative’ della storia italiana del Novecento, riconducibili sia ad eventi cruciali e simbolici come la prima guerra mondiale, i conflitti sociopolitici del primo dopoguerra (occupazione delle terre, occupazioni delle fabbriche ecc.), l’avvento, il consolidamento, la crisi e il crollo del regime fascista, la seconda guerra mondiale, gli stermini di massa e in particolare la Shoah, l’antifascismo e la Resistenza, la transizione alla democrazia nell’età della Ricostruzione, la questione delle foibe e dell’esodo giuliano, istriano e dalmata, le occupazioni delle terre e la Riforma agraria, il boom, il Sessantotto e il Settantasette, sia a persistenze di lunga durata e grandi trasformazioni, come quelle tecnologiche, ambientali e demografiche, il passaggio da paese primario-secondario-terziario a paese prima secondario-terziario-primario e poi terziario-secondario-primario (crisi dell’agricoltura e processi di industrializzazione e terziarizzazione), le correnti migratorie, i vecchi e nuovi soggetti politici e sociali (partiti e sindacati di massa, movimenti, associazioni, reti ecc.), la crisi della società patriarcale e lo sviluppo dei movimenti delle donne, le politiche nei confronti delle minoranze linguistiche e religiose, la guerra fredda, le questioni adriatica e altoatesina, i rapporti fra politica, economia e criminalità, stragismi e terrorismi, lo sviluppo e la crisi del Welfare State, le persistenze e le trasformazioni nelle strutture, nelle relazioni e nei modelli familiari, educativi e scolastici, la società dei consumi e i nuovi mezzi per comunicare, la nascita della cultura giovanile, i movimenti pacifisti ed ecologisti, i processi di secolarizzazione e risacralizzazione e i rapporti fra Chiese e Stato; il problema, però, è che le tematiche rilevanti sono ben più di dieci, anche se non per ogni tematica (per esempio: le occupazioni delle fabbriche nel 1919-1920) si trovano racconti storicamente e letterariamente significativi.
Un sesto criterio, a carattere storico e letterario, è stato, perciò, quello di privilegiare i racconti con rappresentazioni molto dense di una o più tematiche, rilevanti da un punto di vista sia storico/storiografico, sia formativo, e assunte possibilmente come ‘tema’ principale, o almeno come ‘motivo’ non troppo secondario, per usare la distinzione di Tomaševskij.
Un settimo, a carattere estetico e comunicativo, è stato quello di selezionare racconti significativi da un punto di vista letterario e comunicativo, leggibili e godibili anche da parte degli studenti.
Un ottavo, a carattere formativo-didattico, è stato quello di privilegiare racconti formativi sia per me, sia per i cittadini (giovani e adulti), sia per gli insegnanti e gli studenti di diversi gradi e ordini di scuole, in cui potessero scattare i ‘rispecchiamenti’ personali e il dialogo interculturale fra persone di età, generazioni, generi, provenienze geografiche e ruoli diversi come sono insegnanti e allieve/i.
Un nono è stato quello di dar rilievo ai racconti di scrittrici, purché rappresentanti aspetti delle ‘rilevanze storiche e formative’ prescelte; il risultato (due racconti di scrittrici e otto di scrittori) non mi soddisfa, ma ho fatto ricerche piuttosto scrupolose; il problema è che molte scrittrici, su quelle ‘rilevanze’, hanno scritto splendidi romanzi, saggi e poesie più che racconti; ho provato anche a selezionare cinque racconti di scrittrici, ma molti di essi riguardavano le stesse tematiche storiche (crisi del patriarcato, persistenze e mutamenti nelle strutture, nelle relazioni e nei modelli familiari, educativi e scolastici) e quindi la loro scelta avrebbe comportato l’esclusione di altre tematiche storicamente altrettanto rilevanti.
Un decimo è stato quello di cercar di assortire racconti di scrittori e/o ambientazioni regionali diversi; ho provato anche a scegliere un racconto per regione, ma ovviamente avrei avuto bisogno di 20 racconti; inoltre, per fare un esempio, probabilmente i racconti storicamente e letterariamente significativi scritti da scrittori siciliani e piemontesi sono più numerosi di quelli pubblicati da narratori umbri, trentini e altoatesini.
Un undicesimo è stato quello di scegliere racconti di dieci scrittori diversi, sia per ottenere una maggiore varietà di apporti, stili e punti di vista, sia per consentire un maggior numero di snodi rispetto ai programmi ministeriali e ai piani di lavoro degli insegnanti; per questo sono rimasti fuori dai primi dieci posti racconti per me molto interessanti come Angoscia in caserma e L’avventura di due sposi di Italo Calvino, I ventìtre giorni della città di Alba e Gli inizi del partigiano Raoul di Beppe Fenoglio, I rapporti umani di Natalia Ginzburg, Un paio di occhiali di Anna Maria Ortese, Vanadio di Primo Levi, Cronache scolastiche, La morte di Stalin, Il lungo viaggio e L’esame di Leonardo Sciascia e Il pannello e Il vento in faccia di Erri De Luca.
È dall’incrocio di questi undici criteri che nascono delle esclusioni più o meno sorprendenti, come quelle di racconti di Anna Banti, Giorgio Bassani, Luciano Bianciardi, Vincenzo Consolo, Carlo Emilio Gadda, Dacia Maraini, Alberto Moravia, Luigi Pirandello, Mario Rigoni Stern, Clara Sereni, Antonio Tabucchi e altri scrittori che, alla fine dei conti, occupavano posizioni immediatamente successive alla decima nella mia non troppo personale hit parade. Rimedierò parzialmente segnalando rapidamente, per ognuno dei dieci racconti prescelti, almeno un altro racconto utilmente comparabile, anche perché mi sembra troppo riduttivo risolvere la complessità di un fenomeno storico in un’unica fonte letteraria.
Nella scelta dei dieci racconti di scorta, rispetto alla possibilità di ampliare le tematiche storiche, ho privilegiato il criterio della comparabilità di ogni testo di scorta con uno dei primi dieci. Perciò, nonostante il recupero di autori come Giorgio Bassani, Luciano Bianciardi, Vincenzo Consolo, Carlo Emilio Gadda, Luigi Pirandello, Mario Rigoni Stern, Clara Sereni e Antonio Tabucchi, sono stati inseriti altri due racconti di Italo Calvino e sono rimasti esclusi racconti, pur molto significativi, di altri autori, come Anna Banti, Dacia Maraini e Alberto Moravia.

 

I dieci racconti prescelti e altri dieci racconti di scorta. Indicazioni bibliografiche

NB: I racconti sono elencati non secondo l’ordine cronologico di composizione e/o pubblicazione, ma, grosso modo, secondo la successione temporale dei fenomeni storici oggetto delle loro rappresentazioni.
Di ogni racconto selezionato segnalo anzitutto l’eventuale prima pubblicazione in rivista, poi la prima edizione in volume (preceduta da un “poi” se pubblicata dopo una prima versione in rivista) e infine una delle edizioni attualmente reperibili sul mercato librario (preceduta da un “ora”).
Dopo ogni racconto selezionato ne segnalo un altro di scorta, per possibili confronti e approfondimenti.

1. Prima guerra mondiale
1.1 Un racconto sulla guerra di trincea sul fronte italo-austriaco: Federico De Roberto (Napoli 1861 – Catania 1927), La paura, “Novella”, 15.8.1921; poi in L.Russo (a c. di), De Roberto, Garzanti, Milano, 1950, pp.769-798; ora in La disdetta e altre novelle, a c. di G.Traina, Avagliano, Cava de’ Tirreni, 2004, pp.157-191.
1.2 Un racconto sul conflitto fra interventisti di diverso orientamento (filotedeschi e irredentisti antiaustriaci) alla vigilia dell’entrata in guerra dell’Italia: Luigi Pirandello (Girgenti, oggi Agrigento 1867 – Roma 1936), Berecche e la guerra; una prima versione più breve, con il titolo Un’altra vita, comparve in “Rassegna contemporanea”, 1914, fasc.XVIII, pp.827-834; una seconda versione, più ampia, col titolo Berecche e la guerra, fu pubblicata in Erba del nostro orto, Studio Editoriale Lombardo, Milano, 1915, e poi in Berecche e la guerra, Facchi, Milano, 1919; la versione definitiva apparve nel XIV vol. delle Novelle per un anno: Berecche e la guerra, Arnoldo Mondadori, Milano, 1934; ora in Berecche e la guerra, a c. di S.Costa, ivi, 1993, pp.3-52.

2. Ventennio fascista
2.1 Un racconto sulla parabola ascendente e discendente del fascismo e sulla deriva trasformistica delle epurazioni fascista e antifascista in Sicilia: Vitaliano Brancati (Pachino / SR 1907 – Torino 1954), Il vecchio con gli stivali, “Aretusa”, 1944, n.3, pp.21-48; poi in Il vecchio con gli stivali, Bompiani, Milano-Firenze-Roma, 1946 (1947: ed. riveduta ed ampliata); ora in Opere, a c. di M.Dondero, vol.II: Racconti, teatro, scritti giornalistici, Arnoldo Mondadori, Milano, 2003, pp.201-238.
2.2 Un racconto sulla vita di società nobiliare-borghese milanese in epoca fascista: Carlo Emilio Gadda (Milano 1893 – Roma 1973): Un “concerto” di centoventi professori, in L’Adalgisa. Disegni milanesi, Le Monnier, Firenze, 1944; ora in L’Adalgisa. Disegni milanesi, Garzanti, Milano, 2004, pp.161-200; deriva dal III cap. del romanzo incompiuto (ideato nel 1931, steso nel 1932 e rielaborato nel 1934-1935) Un fulmine sul 220, pubblicato postumo a c. di D.Isella, ivi, 2000 e poi 2005 (il III cap., Un’orchestra di 120 professori, è a pp.93-196).

3. Resistenza
3.1 Un racconto breve su somiglianze e differenze fra partigiani ‘badogliani’ e ‘rossi’ nelle Langhe: Beppe Fenoglio (Alba / CN 1922 – Torino 1963), Il padrone paga male, “Il Caffè”, 1959, n.7-8, pp.18-22; poi in Un giorno di fuoco, Garzanti, Milano, 1963, pp.105-112; ora in Diciotto racconti, a c. di D.Isella, Einaudi, Torino, 2002, pp.159-166.
3.2 Un breve racconto del 1945 sulle differenze fra ‘repubblichini’ e partigiani: Italo Calvino (Santiago de Las Vegas / Cuba 1923 – Siena 1985), Angoscia in caserma, in Ultimo viene il corvo, Einaudi, Torino, 1949; ora in Ultimo viene il corvo, Arnoldo Mondadori, Milano, 1994 (e 2004), pp.107-118.

4. Lavoro coatto, deportazione razziale e ritorno in Italia dei sopravvissuti all’universo concentrazionario
4.1 Un racconto breve sulla solidarietà fra un lavoratore coatto e un deportato ebreo ad Auschwitz – Monowitz e dopo il loro ritorno in Piemonte: Primo Levi (Torino 1919-1987), Il ritorno di Lorenzo, in Lilít e altri racconti, Einaudi, Torino, 1981, pp. 68-77; ora in I racconti. Storie naturali. Vizio di forma. Lilít, ivi, 2003, pp.428-436.
4.2 Un racconto sul ritorno a Ferrara e sul rifiuto di dimenticare di un ebreo reduce dal campo di concentramento di Buchenwald ed erroneamente creduto morto: Giorgio Bassani (Bologna 1916 – Roma 2000), Una lapide in via Mazzini, “Botteghe oscure”, 1952, n.10, pp.5-40; poi ne La passeggiata prima di cena, Sansoni, Firenze, 1953; poi in Cinque storie ferraresi, Einaudi, Torino, 1956; poi in Il romanzo di Ferrara. Cinque storie ferraresi, Arnoldo Mondadori, Milano, 1974; ora in Cinque storie ferraresi. Dentro le mura, Einaudi, Torino, 2005, pp.77-114.

5. Crisi del settore primario ed emigrazione
5.1 Un racconto breve sulla repressione delle occupazioni delle terre in Calabria e sulla conseguente emigrazione in Svizzera nel secondo dopoguerra: Saverio Strati (S.Agata del Bianco / RC 1924-), Gianni Palaia di Melissa, in Gente in viaggio, Arnoldo Mondadori, Milano, 1966; poi in Gente in viaggio, ivi, 1980, pp.119-130; ora in Gente in viaggio (con DVD e CD Audio), Gallo & Calzati, Bologna, 2004, pp.95-104.
5.2 Un racconto sull’esperienza di un mulattiere veneto, emigrato in Austria, Germania e Francia dopo il 1895 e negli Usa in età giolittiana, e ritornato al paese in epoca fascista: Mario Rigoni Stern (Asiago / VI 1921-), Vecchia America, “Paragone/ Letteratura”, 1960, n.126, pp.55-78; poi in Il bosco degli urogalli, Einaudi, Torino, 1962 (ed. accresciuta, ivi, 1974); ora in Il bosco degli urogalli, ivi, 2000, pp.48-82, e in Storie dall’Altipiano, a cura di E.Affinati, Arnoldo Mondadori, Milano, 2003, pp.1486-1516.

6. Società industriale, alienazione e condizione operaia negli anni cinquanta
6.1 Un racconto sull’alienazione nei rapporti fra un operaio milanese, sua sorella e uno studente borghese comunista, in crisi dopo la repressione sovietica della rivoluzione ungherese del 1956: Anna Maria Ortese (Roma 1914 – Rapallo / GE 1998), Lo sgombero, in Silenzio a Milano, Laterza, Bari, 1958; ora in Silenzio a Milano, La Tartaruga, Milano, 2002, pp.99-140.
6.2 Un breve racconto sul difficile ma tenero e solidale ménage fra un operaio e un’operaia dai turni sfasati: Italo Calvino, L’avventura di due sposi (1958), in I racconti, Einaudi, Torino, 1958; poi in Gli amori difficili, ivi, 1970; ora in Gli amori difficili, Arnoldo Mondadori, Milano, 2002 (e 2005), pp.123-127.

7. Industrializzazione, terziarizzazione e industria culturale
7.1 Un racconto lungo sui rapporti perversi fra inquinamento, industrializzazione e industria culturale: Italo Calvino, La nuvola di smog, “Nuovi Argomenti”, 1958, n.34, pp.180-220; poi in I racconti, Einaudi, Torino, 1958; ora in La nuvola di smog e La formica argentina, Arnoldo Mondadori, Milano, 1996, pp.1-78.
7.2 Un breve racconto (in forma di lettera) sui rapporti fra neocapitalismo, terziarizzazione e industria culturale a Milano alla fine dell’età della guerra fredda: Luciano Bianciardi (Grosseto 1922 – Milano 1971), Lettera a Milano, “Il Contemporaneo”, 1955, n.6, p.5; poi in Il peripatetico e altre storie, Rizzoli, Milano, 1976, pp.220-225; ora in Chiese escatollo e nessuno raddoppiò. Diario in pubblico 1952-1971, a c. di L.Bianciardi, Baldini & Castoldi, Milano, 1995, pp.81-86.

8. Politica e criminalità: la mafia
8.1 Un racconto breve nella modalità ironica di una disquisizione tra mafiosi sui significati della parola ‘mafia’ e sulle tecniche di autodifesa nei confronti della neonata Commissione Antimafia: Leonardo Sciascia (Racalmuto / AG 1921 – Palermo 1989), Filologia
, in Il mare colore del vino, Einaudi, Torino, 1973; ora in Il mare colore del vino, Adelphi, Milano, 2003, pp.83-90.
8.2 Un racconto sull’occupazione delle terre incolte dell’ex feudo di Ratumemi, nel comune di Mazzarino (CL), del barone don Ercole Bàrtoli, spalleggiato dal mafioso don Peppino Falzone, occupazione guidata da Totò La Marca, ex ufficiale dell’esercito, ex comandante partigiano in Jugoslavia e segretario della Camera del Lavoro di Caltanissetta, e repressa ad opera di carabinieri e poliziotti: Vincenzo Consolo (S.Agata di Militello / ME 1933-), Ratumemi, in Le pietre di Pantalica. Racconti, Arnoldo Mondadori, Milano, 1988, pp.47-74; ora in Le pietre di Pantalica, ivi, 2002, pp.43-70.

9. Condizione della donna, lavoro di cura, divisione sessuale del lavoro e modelli educativi familiari
9.1 Un breve racconto sul lavoro casalingo femminile e sui contrasti fra modelli educativi familiari di diverse generazioni negli anni sessanta: Natalia Ginzburg (Natalia Levi Ginzburg: Palermo 1916 – Roma 1991), I lavori di casa, “La Stampa”, 24.8.1969, p.3; poi in Mai devi domandarmi, Garzanti, Milano, 1970; ora in Mai devi domandarmi, Einaudi, Torino, 2003, pp.63-67.
9.2 Un breve racconto sul lavoro di cura femminile e sulla relazione asimmetrica fra un’impiegata e la madre anziana da lei accudita: Clara Sereni (Roma 1946-), La figlia buona, “Tuttestorie”, 1991, n.2; poi in Il pozzo segreto. Cinquanta scrittrici italiane presentate da Maria Rosa Cutrufelli Rosaria Guacci Marisa Rusconi, Giunti, Firenze, 1993, pp.204-210; ora in Eppure, Feltrinelli, Milano, 1995, pp.25-31.

10. Movimenti del Sessantotto, loro repressione e terrorismo
10.1 Un breve racconto su convergenze e differenze fra una studentessa di una scuola secondaria superiore privata e un giovane politicizzato all’epoca del movimento del Sessantotto e della sua repressione: Erri De Luca (Napoli 1950 -), La gonna blu, in Il contrario di uno, Feltrinelli, Milano, 2003; ora in Il contrario di uno, ivi, 2005, pp.25-30.
10.2 Un breve racconto su una serie di ‘equivoci’ apparentemente ‘senza importanza’ che portano alcuni giovani amici a ritrovarsi irrigiditi in ruoli contrapposti in un processo per terrorismo: Antonio Tabucchi (Pisa 1943-), Piccoli equivoci senza importanza, in Piccoli equivoci senza importanza, Feltrinelli, Milano, 1985; ora in Piccoli equivoci senza importanza, ivi, 2003, pp.9-18.

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